BW A SAN DIEGO (USA) – 19/23 aprile 2015, di Marco Ricci

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La colonia di uccelli marini di La Jolla (foto di Bruno Gibbardo)

Anche nell’aprile di quest’anno, come già in quello dell’anno scorso, ho avuto occasione di trascorrere un paio di giorni a La Jolla, sobborgo settentrionale di San Diego, California, per motivi di lavoro.

San Diego sorge nella California meridionale appena a Nord del confine con il Messico, sulla costa dell’Oceano Pacifico ed è la seconda città della California dopo Los Angeles e, con i suoi 1.300.000 abitanti, l’ottava degli Stati Uniti. I dintorni della città devono essere meravigliosi ma l’albergo e la sede delle riunioni sono entrambi in un arido entroterra tutt’altro che memorabile. San Diego, infatti, è assai prossima a zone desertiche. Nonostante ciò, gode di un clima particolarmente mite: le correnti fredde provenienti dal Nord mitigano l’aria calda del deserto e le montagne circostanti riescono a bloccare le perturbazioni. Il risultato è un clima molto costante, mai troppo caldo d’estate, mai freddo d’inverno. Normalmente in aprile le temperature oscillano fra i 13 e i 20 °C e, anche se lo scorso anno abbiamo avuto anche 29 °C, è sempre stato piuttosto fresco al calar del sole. Lo scorso anno, abbiamo avuto anche un mattino di nebbia, fenomeno che sembra sia tutt’altro che raro.

Nel 2014 il tempo che avevo avuto a disposizione per le osservazioni era stato scarsissimo. Quest’anno è andata un po’ meglio. In primo luogo perché, manovrando sapientemente, abbiamo preparato un’agenda che lasciava abbastanza libero il pomeriggio del secondo giorno. In secondo luogo perché, in maniera del tutto imprevista, la cena del primo giorno era stata prenotata non lontano da quella che è una delle più celebri attrazioni naturalistiche di San Diego: una colonia urbana di otarie della California, che lì tutti chiamano leoni marini.

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Otarie della California (foto di Bruno Gibbardo)

 Domenica 19 aprile. Da Novara a San Diego. Atterraggio col buio e trasferimento a La Jolla.

Lunedì 20 aprile. I primi uccelli del viaggio li vedo alle 6:30, dalla finestra, nei giardini dell’albergo: prima una cornacchia americana (American Crow, Corvus brachyrhynchos), poi un merlo smilzo e uniformemente bruno, quasi certamente una femmina di merlo di Brewer (Brewer’s Blackbird, Euphagus cyanocephalus). Le cornacchie americane e i gabbiani occidentali (Western Gull, Larus occidentalis) sono dovunque. Numerosi anche gli esemplari di febe nero (Black Phoebe, Sayornis nigricans): l’anno scorso ne avevo visto uno solo. Mentre andiamo alla riunione, il tassista si perde nel dedalo di aride collinette e piccoli canyon terrosi che costituisce l’entroterra di La Jolla: mentre lui cerca la strada, l’autoradio trasmette California dreamin’ e noi vediamo qualche storno (European Starling, Sturnus vulgaris).

Verso le 18:30 ci rechiamo a cena. Passando in albergo, nei giardini trovo un paio di colibrì di Anna (Anna’s Hummingbird, Calypte anna) e un uccello alquanto striato, con strie grigie sul capo che, così, ricorda un po’ quello della passera scopaiola: direi un passero cantore, Song Sparrow (Melospiza melodia). Al ristorante siamo un po’ in anticipo e ne approfittiamo per scendere a vedere la colonia di otarie di La Jolla Cove. Mentre scendiamo verso il mare, un colibrì si abbevera ai fiori di una sterlizia e un oriolo (Hooded Oriole, Icterus cucullatus) si nasconde in un alberello a bordo strada. Arrivando alla colonia credevo di essere preparato, ma non lo ero. Le otarie (California Sea Lion, Zalophus californianus) erano 20 o 30 e offrivano, più o meno, lo spettacolo che mi aspettavo. Quello che invece non mi aspettavo è che, in pieno tessuto cittadino, sopra di loro ci fosse una falesia di arenaria frequentata da centinaia di cormorani frammisti a 30-40 pellicani bruni e a una decina di uccelli che inizialmente mi sembravano stercorari ma erano invece gabbiani di Heermann. Fortissimo odore di guano che suscita le ire di chi ha acquistato, a suon di milioni di dollari, gli appartamenti soprastanti per godersi dal balcone il tramonto sull’oceano. Innumerevoli i gabbiani occidentali. Nei pressi anche alcuni colibrì e, tra le case, 2 o 3 passere oltremontane (House Sparrow, Passer domesticus) e un piccione domestico (Feral Pigeon, Columba livia).

Martedì 21 aprile. Dal taxi che ci porta alla riunione, uno sparviere in volo abbastanza alto, quasi certamente uno sparviere di Cooper (Cooper’s Hawk, Accipiter cooperi).

Alle 17, con il collega Bruno, torniamo dalle otarie: ci facciamo lasciare dal taxi un poco a Nord di La Jolla Cove, la grotta che costituisce il punto più spettacolare di questo tratto di lungomare, e poi la raggiungiamo passeggiando sul sentiero che costeggia la sommità delle falesie. Un maschio di colibrì di Anna è posato su un arbusto e si lascia avvicinare abbastanza per osservarne le chiazze rosse sulla gola e sulla fronte. Sulla falesia, stesse osservazioni di ieri più una garzetta nivea (Snowy Egret, Egretta thula). Dalla Cove proseguiamo verso Sud (corvo imperiale, Common Raven, Corvus corax) fino alla vicina Childrens’ Pool (Piscina dei Bambini) dove riposano 60 o 70 foche comuni (Harbor Seal, Phoca vitulina). La Children’s Pool è una piccola spiaggia sabbiosa protetta da un molo realizzato nel 1931 a spese della famosa filantropa Ellen Browning Scripp affinché i bambini potessero giocare e nuotare al riparo dalle onde dell’oceano. A partire dalla metà degli anni ‘990, nella zona si è insediata una colonia di foche e, nel 1997, vi furono vietati i bagni per l’alto tenore di coliformi fecali derivanti dai loro escrementi. Da allora è in corso un’aspra battaglia legale tra chi vorrebbe allontanare le foche e restituire la spiaggia ai bambini e chi, invece, vorrebbe proteggere e preservare la nuova colonia.

Sulle aiuole terrose da cui si domina la piccola baia, elaborate tane di scoiattoli di terra della California (California Ground Squirrel, Otospermophilus beecheyi) una decina dei quali, compresi un paio di cuccioli, si aggirano nei dintorni.

Tornato in albergo, ormai a sera, nei giardini trovo (come già lo scorso anno) una minilepre. A Novara le minilepri sono tutte Sylvilagus floridanus e l’unico problema è distinguerle dai conigli. In Nord America la cosa è un po’ più complicata: il genere Sylvilagus (Cottontail) vi annovera 17 specie, 8 delle quali vivono in California, e ogni mia pretesa di determinazione specifica sarebbe ridicola.

Mercoledì 22 aprile. Partenza dall’albergo alle 4:30 del mattino e da San Diego alle 6:15. Arrivo a Malpensa alle 8:20 di giovedì 23 aprile.

Di seguito qualche nota sugli uccelli che credo di aver identificato, compresi quelli del 2014. Il testo di riferimento che ho utilizzato è The Sibley Field Guide to Birds of Western North America (2003). I nomi italiani seguono, finché possibile, le indicazioni della check list degli uccelli del Paleartico occidentale di Gianluigi Castelli, Pietro D’Amelio e Marcel Haas, versione 1.0 – 01/2014. Negli altri casi il nome italiano è quello riportato in Avibase (http://avibase.bsc-eoc.org). Le foto, dove non indicato differentemente, sono del mio collega Bruno Gibbardo, di Mantova che mi ha cortesemente accordato il permesso di usarle.

Pellicano bruno (Brown Pelican, Pelecanus occidentalis): decine, frammisti ai cormorani sulle balze di arenaria che sovrastano la spiaggia di La Jolla Cove. Splendidi e confidenti.

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Pellicani bruni e Cormorani orecchiuti (foto di Bruno Gibbardo)

Cormorani: centinaia, sulle balze di arenaria che sovrastano la spiaggia di La Jolla Cove. Ho scorto subito parecchi cormorani orecchiuti (Double-crested Cormorant, Phalacrocorax auritus) che conoscevo già, ma sono rimasto incerto e sconcertato quando ne ho visti altrettanti con la gola di un bellissimo colore azzurro-verdastro. Erano cormorani di Brandt (Brandt’s Cormorant, Phalacrocorax penicillatus): incredibilmente, il Sibley non ritiene opportuno segnalare il fatto che, nella stagione riproduttiva, gli esemplari adulti di questa specie esibiscono la gola azzurra. A San Diego il cormorano di Brandt è abbondante soprattutto come svernante: evidentemente, ancora non se ne erano andati via. Comunque qualche individuo resta tutto l’anno e, sulle scarpate di La Jolla, ogni anno nidificano tra le 2 e le 20 coppie (cfr. http://map.sdsu.edu/group2007spring/group2/Cormorants.htm).

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Cormorano di Brandt (foto di Bruno Gibbardo)

Garzetta nivea (Snowy Egret, Egretta thula): la garzetta americana. Un solo esemplare sulle scarpate di arenaria sopra la spiaggia di La Jolla Cove.

Sparviere di Cooper (Cooper’s Hawk, Accipiter cooperii): lo sparviere più comune degli USA e nella zona di San Diego. Uno, in volo piuttosto alto, dal taxi al mattino.

Poiana spallerosse (Red-shouldered Hawk, Buteo lineatus): un rapace stranissimo e confidente, con petto di un arancione vivissimo e ali screziate bianche e nere, su un eucalipto nei giardini dell’albergo (10.4.2014).

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Poiana spalle rosse (foto di Marco Ricci)

Gabbiano occidentale (Western Gull, Larus occidentalis): grande gabbiano a dorso scuro, simile allo zafferano, con zampe rosa. Sarebbe il più simile al capostipite del grande gruppo dei gabbiani reali. Ubiquitario: i primi li ho visti nel 2014, appena arrivato, dalla fila del controllo passaporti.

Gabbiano di Heermann (Heermann’s Gull, Larus heermanni): una decina sulle scarpate sopra la spiaggia di La Jolla Cove, tra cormorani e pellicani. Dimensioni di una gavina. Gli adulti sono grigio scuro con un bel becco rosso, i giovani uniformemente bruni. Facile confonderli con gli stercorari non solo per l’aspetto e il piumaggio scuro ma anche per il comportamento aggressivo e ladresco che li spinge a pressare gli altri uccelli marini per rubare loro il cibo.

Piccione domestico (Feral Pigeon, Columba livia): pochi.

Tortora americana (Mourning Dove, Zenaida macroura): una coppia dal taxi (9.4.2014).

Colibrì di Anna (Anna’s Hummingbird, Calypte anna): ubiquitario. Nel giardino dell’albergo, nelle aiuole delle strade, dai taxi, dalle finestre delle sale riunioni. L’importante è distinguere il primo, poi si riconoscono anche gli altri. Sempre belli, specialmente il maschio se si ha la fortuna di vederlo posato frontalmente, con un ampio bavero rosso e una macchia altrettanto rossa sulla fronte.

Febe nero (Black Phoebe, Sayornis nigricans): nel 2014 ne ho visto solo uno, nei giardini dell’albergo. Quest’anno ce n’erano moltissimi, anche nella aiuole lungo le strade. Confidenti e bellissimi quando si posano con la crestina alzata.

Ghiandaia occidentale (Western Scrub-jay, Aphelocoma cali fornica): alcune alla sommità di un albero nei giardini dell’albergo (10.4.2014).

Cornacchia americana (American Crow, Corvus brachyrhynchos): ubiquitaria.

Corvo imperiale (Common Raven, Corvus corax): uno nel 2014, nei giardini dell’albergo, e uno nel 2015.

Mimo poliglotto (Northern Mockingbird, Mimus polyglottos): due in canto su un albero nei giardini dell’albergo (10.4.2014).

Storno (European Starling, Sturnus vulgaris): qualcuno. Non ricordo più se ho già raccontato la storia degli storni americani. Fino all’800 non c’erano storni in America. Lo storno è però citato in qualche commedia di Shakespeare così che, nel 1890, un gruppo di cultori del Bardo ne liberò 100 nel Central Park di New York. Oggi in Nord America ce ne sono 200 milioni, da Terranova all’Alaska e giù fino alla Florida e al Messico settentrionale e solo i deserti e il gelo dell’Artico ne hanno arginato, almeno finora, l’espansione.

Passero delle praterie (Savannah Sparrow, Passerculus sandwichensis): uno canta a squarciagola (ti-ti-tititi(ti), misto a ti-ti-ti e a ti-ti-tiiiii), presto al mattino, da uno degli alberi dei giardini dell’albergo (9.4.2014).

Passero cantore (Song Sparrow, Melospiza melodia): un uccello grande come uno dei nostri passeri, con testa striata di grigio (ricorda la scopaiola) e faccia pesantemente segnata (come uno zigolo); becco piccolo, dorso e petto striati, coda con un’unica punta, non con due come quella dei fringillidi. Nei giardini dell’albergo, un esemplare per ognuno dei due viaggi.

Junco occhi scuri (Dark-eyed Junco, Junco hiemalis): tre esemplari che becchettavano a terra davanti all’albergo, ben riconoscibili per la testa grigio scuro con l’occhio nero evidente, il dorso bruno e le parti inferiori bianche (10.4.2014).

Oriolo dal cappuccio (Hooded Oriole, Icterus cucullatus): il primo nel 2014, su un albero davanti l’albergo. Come un rigogolo arancione screziato di bianco, con la gola nera. Apparizione tanto splendida quanto fugace. Altri due, non così belli, pochi minuti più tardi. Uno anche nel 2015.

Merlo di Brewer (Brewer’s Blackbird, Euphagus cyanocephalus): una femmina nei giardini dell’albergo. Un merlo più slanciato del nostrano, con colore bruno abbastanza uniforme.

Passera oltremontana (House Sparrow, Passer domesticus): introdotta dall’Europa a metà ‘800. Qualcuna per le vie di La Jolla.

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