LODOLAIO 2.O, di Fabrizio Burlone

Lodolaio

Illustrazione di Eugenio Bausola

Sono un Lodolaio, Falco Subbuteo se preferite. Uno dei più piccoli rapaci diurni europei: 30 centimetri dalla punta del becco alla fine della coda, una settantina di apertura alare e meno di due etti peso.

Ma, soprattutto, sono una macchina per il volo ASSOLUTAMENTE perfetta.

Non sono facile da vedere, ma neanche troppo difficile. Adesso, ad esempio, sono qui fermo ed in piena vista appollaiato su di uno dei miei posatoi preferiti. Devo fare il mio pre-flight check quotidiano. Si parte dal piumaggio: il colore mi sembra perfetto, ha la sua importanza anche come indice del mio stato di salute.

Dorso grigio-ardesia, petto chiaro

fortemente striato di grigio.

Ardesia.

Nero.

Quello che è…

Calzoni e sottocoda color ruggine. Cappuccio scuro, base del becco e zampe sul giallo. Punta del becco scura, mustacchi ben definiti, scuri. Guance bianche.

Direi che è tutto a posto. Ho un po’ di piume da sistemare sul davanti, ma questo si aggiusta in un attimo. Tocca alle ali: le distendo, con calma. La copertura è pulita, le remiganti si muovono agevolmente. Batto un paio di volte, sento i pettorali che si gonfiano, il battito cardiaco che accelera. La portanza è buona, la spinta è potente. Tutto bene. Ruoto il collo a dritta e a manca e ne approfitto per controllare anche il movimento delle timoniere della coda. Tutte luci verdi. Bene, direi che sono pronto, ora c’è solo da attendere l’occasione.

Rondoni in alto a ore 2. Troppo presto, meglio fare un po’ di riscaldamento, prima.

Salto. Mi raccolgo, ma non troppo, per prendere un po’ di velocità in discesa. A un metro e qualcosa da terra ruoto le ali in una mezza cabrata. Mi stabilizzo e proseguo in volo battuto, teso. In questa fase i miei movimenti assomigliano parecchio a quelli dei rondoni di cui dicevo prima, il che mi fornisce una certa mimetizzazione. Sento il vento di corsa sulla faccia, lo avverto scivolare sulle piume, sostenere il mio peso come una specie di magia. Inclinando le ali eseguo un paio di virate e controvirate, per il puro gusto di farlo. Accumulo un po’ di quota. E’ troppo presto per le termiche, quindi salgo a forza di braccia. Si fa per dire. Livello, giro un po’ in planata piatta e quindi, di già che ci sono, aggiungo un paio di tonneau e una mezza S. Va bene che è solo un riscaldamento, ma nulla vieta di divertirsi. Scendo in progressione fino all’altezza del posatoio, spalanco le ali all’ultimo momento (che sembra quasi che mi stia per schiantare), zampe avanti, afferro il ramo e sono arrivato. Tonificante. Potrei quasi dire “esaltante”, non fosse che tutto sommato è solo un volo di routine..

Occupiamoci degli affari, allora. Con una vista a 10 ingrandimenti ho tutto il mondo a portata di mano. Ci sono sempre i rondoni. Potrei salire in quota, attendere l’occasione e poi attaccare sulla picchiata. Non sarò un pellegrino, ma è un trucchetto che viene bene anche a me. Però non è il massimo con i rondoni, perché sono bestie che sanno volare. Ed è anche una tecnica piuttosto noiosa, salire, aspettare eccetera. Forse quei colombacci laggiù, nell’altro campo. Quella sì che sarebbe una buona caccia. I colombacci tendono a fare il nido nei dintorni di dove io ho piazzato il mio. Fanno conto sulla mia protezione nei confronti di gazze, cornacchie eccetera. Difendendo i miei piccoli, difendo anche i loro. E qualche volta, in cambio, mi faccio offrire la cena. Il buonsenso mi dice i rondoni, ma visto che decido io, credo che andrò per i colombacci. Basta pensarla bene.

Salto. Le ali restano semichiuse, a portanza minima. Raccolgo tutta la velocità possibile. Esco dalla mini picchiata con fluidità, conservando il momento. Scivolo d’ala verso dritta e in un lampo sono sparito. Sto volando in un fossato, a pelo d’acqua, al di sotto del livello della campagna. Micidiale! Proseguo a volo battuto, mettendoci tutta la forza che ho. Non devo alzarmi, devo rimanere nel solco. Adesso arriva il difficile: la virata a coltello. Effettuo una rotazione sull’asse fino a portare le ali aperte in verticale, a perpendicolo sul terreno. La punta dell’ala in basso fa da perno. Sento l’accelerazione centrifuga che cerca di portarmi via mentre la traiettoria piega a sinistra. Quanti G peserà una manovra come questa? La portanza diventa totalmente orizzontale, vale a dire che l’aria non mi sostiene, ma mi trattiene. E’ questione di una frazione di secondo, adesso devo livellare. Subito. Volando nella copertura del fossato non ho potuto tenere d’occhio le prede durante l’avvicinamento, ora tutto dipende dalla bontà dei miei calcoli e dalla fortuna. Sbuco come un proiettile sul terreno aperto, a poco più di un metro dal suolo. Sono veloce, maledettamente veloce: una bomba intelligente, un missile guidato. I colombacci mi vedono. Identifico un bersaglio, computo al volo la direzione del suo tentativo di fuga. E’ troppo lento, non ce la può fare. Gli sono addosso. Protendo gli artigli, mi preparo ad assorbire l’impatto.

Un lampo di luce. Poi il nero.

 

– E allora? Cos’è successo?

– Che non siamo ancora pronti con gli attacchi a terra. E’ per questo che continuavamo a suggerirti i rondoni. – risponde una voce incorporea.

– I lodolai sono famosi per la caccia aerea, – rincara una seconda voce – non sono neanche strutturati per catturare prede a terra. Rischiano di rompersi le ossa nell’impatto. Dovevi proprio fare l’originale?

– Guarda che vale per gli attacchi in picchiata, – protesto – non per quelli in volo piatto. Se scendi a 130 km/h contro qualcosa di appoggiato al terreno, ti si spaccano pure le tue di ossa. Il colombaccio si era alzato, e io attaccavo sulla stessa quota, non in picchiata… I lodolai metà delle volte cacciano in questo modo. Ma che te lo dico a fare..

– Vabbè, ma dovevi proprio fare l’originale?

– Ecche..! Io mi diverto di più con il volo radente. E poi avrò ben diritto ad un minimo di iniziativa, altrimenti che razza di simulatore è?

– Non litighiamo, dai. A parte il blocco, come ti è sembrato? – chiede la prima voce.

– Una bomba, ragazzi. Più che realistico: reale. Al 100%. Questa versione spacca.

– Vuoi fare un altro giro?

– E come no, se c’è tempo.

– Se non c’è lo simuliamo. Niente volo radente, però.

 

Sono un Grifone, quasi tre metri di apertura alare. Sto volteggiando in una termica a due, forse tremila metri dal suolo. Sforzo zero. Sotto di me scorrono boschi e prati, forre e dirupi, nevai e morene, sentieri e strade. Con un movimento appena percettibile scivolo d’ala e cambio versante, con un altro supero uno spartiacque e sorvolo un altro massiccio, e poi una vallata, un fiume, una cascata. Passo un lago, giro intorno ad una vetta. In pochi minuti percorro distanze che voi laggiù, a terra, non riuscite neppure ad immaginare.

Dite la verità: non vorreste essere al mio posto?

lodolaio r2

 Illustrazione di Margherita Mazzetti

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